Bio

Prima un musicista. Nei dancing, nei club, nelle navi da crociera, in varie jam session… un pianista eccellente.
Poi, per 20 anni, un produttore discografico in voga. Nel suo studio di registrazione a Rimini, sono transitati i più grandi nomi della musica italiana ed estera…. centinaia di dischi prodotti.
Successivamente, quasi d’improvviso, uno dei fotografici di interior design più quotati.
Ora la Latografia.

La vita artistica di Mario Flores è a strappi.

Queste sue quattro fasi non sono figlie di un percorso omogeneo, né tantomeno automatico. Sono sempre stati strappi, decisioni.

Mario Flores è un’artista che non si abbandona alla vita, ma decide. E quando uno decide, può pensare di cambiare.

Tutto qui: Mario Flores non vuole aggiungere altro alla sua biografia.

Per raccontare la sua vita ha scritto un libro, che non ha mai voluto pubblicare.
Alle sue glorie e ai suoi vecchi demoni, preferisce il presente, sempre in curioso agguato.

Il curatore

“Portare la fotografia digitale alle origini della fotografia fotografica e inventare una tecnica che ampli la profondità dell’immagine in una dimensione tridimensionale che ha anche la possibilità di andare oltre forse in una ennedimensionalità da scoprire.
Mario Flores ha inventato un modo assolutamente originale per costruire la sua idea di fotografia: uscire dai limiti del quadro/inquadratura per dare immagine all’essenzialità dello spazio. Operazione tutt’altro che semplice ma che l’artista ha saputo, dopo una lunga ricerca, portare a dei risultati di eccellenza tecnica oltre che di maturità linguistica. Se tecnicamente il lavoro procede partendo da uno scatto, semplice, il classico attimo perfetto della fotografia dei Bresson e della genia dei Magnum, successivamente i piani delle diverse componenti dell’immagine vengono separati in altrettanti file.
Naturalmente quest’ operazione chirurgica richiede non solo grande e paziente lavoro, ma anche una scelta precisa e consapevole dell’operatività successiva. Sottraendo gli elementi in primo piano, l’immagine che rimane dopo questo cut up va reintegrato attraverso la postproduzione. Il file va ricomposto, l’inquadratura originaria che possiamo definire sorgente, ha bisogno di essere risarcita di quello che le è stato tolto.
Ottenuto un secondo piano, Flores passa al terzo piano con il medesimo procedimento: analisi e ricomposizione dell’immagine soggiacente. Nel momento di sintesi finale appare uno spazio fotografico che entra nelle architetture della rappresentazione e colloca le figure umane in una sorta di spazio metafisico. La scelta finale dell’opera è quella di essere presentata in un box che ne valorizzi la tridimensionalità e sia capace di raccontarla al pubblico. “
Valerio Dehò